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E L'AMORE ?
Abbiamo così visto che il superamento del trauma passa attraverso la trasformazione radicale del rapporto col proprio corpo, nel senso della cura, del rispetto e della naturale tenerezza. Forzando i termini, possiamo arrivare a dire che la guarigione ha a che fare con la scoperta dell’amore verso se stessi.
E l'amore verso l'altro, o verso gli altri? E' una naturale conseguenza di ciò, o non ne è così collegato?
Qui entriamo in un ambito più complesso, dove ci troviamo direttamente di fronte al quesito iniziale: "Se è così forte e complicata la sofferenza delle persone abusate, c'è speranza di ritornare ad una qualche normalità?"
E qui, almeno inizialmente, si insinua una nota di pessimismo.
Ciò che ho riscontrato infatti, nei casi di persone con vissuti di abuso, è l'enorme difficoltà ad avere una relazione amorosa piena e soddisfacente, ad entrare in un'intimità che comprenda la gran parte degli aspetti dell'esistenza umana: la vicinanza corporea, la confidenza emotiva, la cooperazione pratica, l'intesa intellettuale, ecc.
E' frequente invece la tendenza a vivere solo una o alcune di queste componenti che caratterizzano l'intimità amoroso esistenziale, a scapito delle altre; non che le unioni amorose "cosiddette normali" siano totalmente complete e soddisfacenti, ma qui c'è qualcosa in più, qualcosa che caratterizza in senso "drammatico" l'esclusione di una parte dal resto della relazione.
Solitamente questa esclusione riguarda quegli aspetti che dovrebbero mostrare una buona connessione ed integrazione tra corpo e mente, tra il vissuto corporeo e la vita psichica di una persona; abbiamo così due grandi categorie di persone: alcune tendono ad escludere o ridurre significativamente la componente sessuale dalla relazione; le altre, all'opposto, non riescono ad uscire da un vortice di esperienze sessuali ripetute ed anaffettive, e sono quindi preda di questa dimensione, per loro incontrollabile.
Questa "polarizzazione tipologica" si crea anche all'interno di una stessa persona, caratterizzando quelle brusche fluttuazioni per cui, in certe situazioni, la persona vive totalmente la sua parte erotico-passionale, e l'attimo seguente si sposta dalla parte opposta, come se si fosse svegliata improvvisamente da uno strano sogno.
La difficoltà relazionale è quindi evidente, ed è resa più aspra dal clima drammatico che vive la persona nel momento in cui si sente richiesta nell'interezza di sé nella relazione. Il non poter vivere tutte la parti di sé in una relazione è infatti, come abbiamo già detto, perfettamente normale; ma la differenza qui sta nel fatto che il tema della distanza è cruciale, dato il vissuto antico di invasione e deprivazione, di minaccia dovuta all'eccesso di vicinanza e al dolore legato all'eccesso di distanza affettiva. Nel momento in cui la persona sta per essere vicina all'altro con tutta se stessa, si ripropone l'antico pericolo dell'invasione, e quindi cerca il modo di allontanarsi e ripristinare la distanza: questo può essere ottenuto ritirando appunto il coinvolgimento da una parte di sé, oppure attaccando l'altro nelle più svariate maniere. La persona ha due possibilità in quei frangenti: distanziarsi, separandosi da sé o dall'altro.
Analogamente, può esserci reazione drammatica nel momento di eccesso di distanza; allora la persona cerca in tutti i modi di ripristinare una maggior vicinanza: usa la seduzione, la sua capacità attrattiva, oppure utilizza il lamento ed il bisogno di accudimento.
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